Amori che ritornano

Molte persone mi dicono di sentirsi innamorate e insieme confuse, prese da un trasporto intenso che sembra autentico ma che porta con sé una strana eco del passato, una sensazione sottile e persistente: “Perché questa persona mi sembra così familiare?”.

In psicologia sistemico-relazionale sappiamo che l’amore non nasce mai nel vuoto, ma prende forma dentro una rete di legami, modelli, copioni emotivi e contesti che ci hanno cresciuti, protetti, feriti e insegnato, spesso senza parole, che cosa aspettarci dall’altro. È qui che risuona con forza la frase:
“amare vuol dire cercare consciamente quel che ci è mancato e ritrovare inconsciamente quel che abbiamo già conosciuto”, perché ogni innamoramento è al tempo stesso una spinta verso il nuovo e un ritorno a casa, anche quando quella casa non è stata un luogo sicuro ma semplicemente l’unico che abbiamo imparato ad abitare.

C’è un aspetto dell’innamoramento di cui si parla poco, ed è la sua natura relazionale transgenerazionale, il fatto che quando amiamo non siamo mai soli, perché con noi arrivano le voci, i silenzi, le attese e le rinunce delle generazioni che ci hanno preceduto, come se ogni relazione fosse una stanza in cui entrano, senza essere invitati, i fantasmi gentili o ingombranti della nostra storia familiare. In questa prospettiva, l’altro non è solo l’altro, ma diventa un nodo della rete, un punto in cui si incontrano il nostro presente e un passato che chiede ancora riconoscimento.

Molte delle persone che incontro nel mio studio di Monterotondo o online arrivano proprio quando sentono che il cuore è stanco di ripetere e desidera, finalmente, comprendere, perché capire non significa smettere di amare, ma imparare ad amare senza perdersi. E in questo spazio di consapevolezza, l’amore smette di essere una ricerca disperata di ciò che è mancato e diventa una scelta adulta, viva, presente, capace di futuro.

L’ambiente che ci ha cresciuti continua a vivere dentro di noi

Come nel mito di Eco e Narciso, l’amore talvolta non è un incontro ma un riflesso, un rincorrere una voce che conosciamo fin troppo bene, una danza in cui uno chiama e l’altro si perde, non per cattiveria ma per fedeltà invisibile a una storia precedente, a un clima emotivo respirato fin dall’infanzia, a un ambiente che ci ha insegnato che l’amore è attesa, sacrificio, instabilità, distanza o, al contrario, fusione totale. L’ambiente che ci ha cresciuti continua a vivere dentro di noi, come un giardino antico che determina quali fiori ci sembrano “giusti” e quali, pur sani, ci appaiono estranei.

Molte persone raccontano di sentirsi “scelte” solo quando devono lottare, spiegare, adattarsi, aspettare, come se la reciprocità semplice fosse emotivamente muta, priva di quella musica interna che hanno imparato a riconoscere da piccoli; e allora l’ambiente relazionale attuale, invece di essere un luogo di nutrimento, diventa una riedizione emotiva, una scena già scritta in cui ciascuno interpreta il ruolo che conosce meglio. L’amore, così, non è un incontro tra due adulti presenti, ma un dialogo tra bisogni infantili non ascoltati.

Nel lavoro terapeutico questo emerge con delicatezza, perché non si tratta mai di “sbagliare persona”, ma di onorarne il significato simbolico, comprendere perché proprio quella persona è stata scelta dal nostro mondo interno; la terapia diventa allora uno spazio sicuro in cui possiamo separare il passato dal presente, riconoscere ciò che appartiene a ieri e restituirgli dignità, senza permettergli di governare ogni scelta di oggi. È un processo lento, profondo, che non toglie romanticismo all’amore, ma lo rende finalmente abitabile.

San Valentino: il momento giusto per concedersi un gesto d’amore

San Valentino può diventare uno specchio potente: non solo cuori e promesse, ma una domanda profonda che vibra sotto la superficie dei gesti romantici: sto amando questa persona per ciò che è, o per ciò che rappresenta nella mia storia?


Molti dei percorsi che accompagno, nel mio studio di Monterotondo o online, nascono proprio da qui, da persone che si accorgono di innamorarsi sempre dello stesso volto emotivo, anche quando il volto reale cambia, e sentono che non si tratta di sfortuna ma di un filo rosso che chiede di essere visto.

San Valentino, in questa luce, può essere vissuto non come una prova da superare o un ideale da inseguire, ma come un momento di consapevolezza affettiva, un invito gentile a chiederci se stiamo scegliendo qualcuno per non sentirci soli o per condividere davvero la strada, se stiamo cercando di essere riconosciuti o di riconoscere, se stiamo amando per colmare una ferita o per espandere chi siamo diventati. Perché l’amore maturo non anestetizza il dolore passato, ma non ne è più guidato.

E forse il gesto più rivoluzionario, oggi, è permettersi un amore che non somiglia ai precedenti, che non fa rumore, che non ferisce per farsi sentire, che non chiede di essere salvato né di salvare; un amore che all’inizio può sembrare “strano”, persino noioso, perché non attiva le vecchie allerta, ma che nel tempo si rivela profondamente regolante, stabile, generativo. Un amore che non replica, ma crea.

Non tutto ciò che è familiare è nutriente

Spesso l’amore che ci travolge non è tanto quello che ci fa stare bene, quanto quello che ci fa sentire vivi nel modo che conosciamo, anche se quel modo include il dolore, l’incertezza, l’attesa o la sensazione di dover meritare l’affetto; ed è qui che la psicologia sistemico-relazionale ci invita a una riflessione profonda e scomoda: se confondiamo l’intensità con la connessione, rischiamo di chiamare amore ciò che è solo attivazione di un copione antico. Non perché siamo ingenui, ma perché siamo coerenti con ciò che ci ha permesso di appartenere, di essere visti, di non perdere i legami fondamentali della nostra vita.

La psicologia sistemico-relazionale ci invita a spostare lo sguardo dal singolo sintomo (la relazione che fa soffrire, l’amore non ricambiato, il partner emotivamente assente) al sistema di relazioni in cui quel sintomo ha senso, perché spesso ciò che chiamiamo “scelta sbagliata” è in realtà una scelta coerente con ciò che abbiamo imparato a chiamare amore.
E non c’è colpa in questo, solo una profonda lealtà affettiva verso chi siamo stati, verso i nostri genitori, verso le dinamiche che ci hanno permesso di sopravvivere emotivamente.

La terapia, in questo viaggio, non serve a dirci chi amare, ma a rendere visibile l’invisibile, a dare parole a ciò che finora ha parlato solo attraverso le emozioni e i legami ripetuti; è uno spazio in cui possiamo riconoscere che non tutto ciò che è familiare è nutriente, e che il vero atto d’amore, talvolta, è osare una relazione che non assomiglia a nulla di già conosciuto, e proprio per questo all’inizio ci spaventa.
Come Ulisse davanti a Itaca, possiamo sentire nostalgia anche di ciò che ci ha fatto soffrire, perché è parte della nostra storia, ma crescere significa scegliere consapevolmente quali legami continuare a chiamare casa.

Ci sono dei suggerimenti terapeutici, che possono essere applicati:

Ascolta le tue reazioni corporee, non solo l’intensità dell’emozione ma anche la tensione, l’ansia, l’attesa costante: spesso il corpo riconosce prima della mente ciò che è antico.

Chiediti cosa stai cercando di riparare attraverso questa relazione, quale vuoto, quale mancanza, quale speranza mai esaudita.

Osserva l’ambiente relazionale: come ti senti con questa persona rispetto a come ti sentivi da bambino nelle relazioni importanti? Libero, visto, responsabile di tutto?

Concediti uno spazio terapeutico dove queste domande possano essere esplorate senza giudizio, perché comprendere non significa rinnegare il passato, ma smettere di esserne prigionieri.

Forse il dono più grande che San Valentino può offrirci non è la promessa di un amore eterno, ma la possibilità di un amore più consapevole, che non nasce dalla ripetizione ma dalla scelta, non dalla ferita ma dalla cura, non dall’inconscio che guida al buio ma dalla luce gentile di chi inizia a conoscersi davvero.
E quando questo accade, l’amore smette di essere un ritorno obbligato e diventa, finalmente, un incontro.

Se hai curiosità o domande chiedi pure e se ti interessa rimanere aggiornato settimanalmente, su temi relativi al benessere ed alla psicologia, puoi Iscriverti alla Newsletter sul sito federicopiccirilli.it

Se hai voglia puoi lasciare anche il tuo passaggio e il tuo feedback sulla Pagina Facebook Dott. Federico Piccirilli.

Buon vento 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM) e ONLINE